FRASASSI G. S. M.
"a divenir del mondo esperto"

 

STORIA DEL GRUPPO

SPELEOLOGICO MARCHIGIANO

DI ANCONA

di Giancarlo Cappanera

PARTE 1 - 2 - 3 - 4 - 5

 

Quella maledetta spedizione  alle "Tassare".

Nell'estate del '70 il G. S. M. decise di ritornare alla storica Grotta delle Tassare. Pazzaglia, che conosceva la grotta più di tutti, all'ultimo momento dovette rinunciare a guidare la spedizione, pertanto assunse questo incarico Leonardo Rotini.

Con il Vice Presidente (alla guda di un mitico pulmino) partirono Maurizio Bolognini, Rolando Ruffini, Giuseppe Gambelli Gianni Cieri, ed i " nuovi per le Tassare" Sergio Sabbatini, Fabio Sturba e Giancarlo Cappanera. Sento il dovere di citare tutti i componenti perchè solo la loro abnegazione ed il loro coraggio ci salvò dall'onta di un fallimento storico. Andò tutto storto. Distratti e, forse, un pò involontariamente intralciati dalla presenza del Gruppo Speleologico di Faenza, improvvisammo una discesa senza la giusta pianificazione e con poche cognizioni dell'ambiente. Ricordo la stoica resistenza al freddo di Gianni e Rolando, l'azione di tamponamento di Leo, Maurizio e Sergio, gli scivoloni nell'acqua.

La squadra di punta, formata da Giuseppe, Giancarlo e da un fortissimo Fabio, ad un certo punto, si trovò in enormi difficoltà quando quest'ultimo scivolò nell'acqua ghiacciata del laghetto dopo che quasi  la stessa sorte era toccata, poco prima, allo stesso Giuseppe. Come tutti sanno, rimanere bagnati in grotta può essere veramente pericoloso. Per evitare un evento così drammatico sarebbe bastato un canotto che, però, avevamo lasciato ad Ancona. 

 La Gola di Frasassi Rassicuratici delle condizioni di Fabio, eravamo ormai impossibilitati a raggiungere il nostro obiettivo, il fondo della grotta. In più, rischiavamo di dover lasciare la grotta "armata", il che, per uno speleologo, rappresenta uno enorme smacco.

Per questo,Giuseppe Gambelli, da solo, tutto zuppo ed in costume da bagno, arrivò sul ciglio del pozzo finale da 60 metri con lo scopo di recuperare le nostre scale che i colleghi di Faenza, in un atto di interessata cortesia, si erano offerti di calare. Egli però dovette discendere quasi a metà pozzo (senza sicura !!) perchè le scale erano state lasciate con gli ultimi trenta metri arrotolati nella zona mediana del salto. La sua azione contribuì a limitare in termini accettabili la debacle salvando il prezioso materiale, praticamente il migliore che avevamo a disposizione.

Che coraggio, ragazzi. Uno splendido e incosciente leone, un atto eroico che ci permise di non perdere la faccia!!

Quando Giuseppe e Fabio riuscirono a riattraversare con le scale il lago sulla sponda dove, per comune decisione, io ero rimasto in appoggio, iniziammo una risalita difficilissima. A scaglioni, tutti gli altri, provati per il grande lavoro svolto, dovettero riguadagnare urgentemente l'uscita. Fabio, in gravissimo pericolo perchè ormai intirizzito, battè ogni record di risalita.

Restammo io e Giuseppe e da soli disarmammo la grotta; dopo quasi tre ore di fatica, recuperammo e portammo in salvo all'esterno 150 preziosissimi metri di scalette metalliche.

Questo è il racconto delle  nostre "40 ore alle Tassare" che finirono si ingloriosamente ma che ci fecero maturare come speleologi più di ogni altra spedizione seguente perchè la brutta ma istruttiva esperienza ci permise, in seguito, di evitare errori tecnici di approccio e sottovalutazioni dei rischi.

 

La Grotta della Speranza.

Fu proprio nel 1970 che dietro le benedette insistenze di Maurizio Bolognini decidemmo di intraprendere uno scavo in un anfratto di roccia che si apriva, in una cengia tra la Grotta dell'Infinito e quella del Buco Cattivo.

La pazzia degli speleologi è tale che a volte si programmano attività e si perseguono progetti che il senso comune giudica inpossibili.

Ma... i sogni talvolta si tramutano in realtà o spesso si realizzano, magari come accadde a noi, in forme diverse.

Stappare da una colossale frana il camino che individuammo in quel punto fu un'impresa per noi "faraonica"; per oltre un anno in decine di uscite che prevedevano quasi sempre il pernottamento all'agghiaccio (anche in inverno con i sacchi a pelo) ci alternammo con testardaggine, incuranti del pericolo, nello scavare praticamente a mano, prima in orizzontale, poi, udite udite, verticalmente il coriacero materiale di riporto che una paleo frana aveva lì accumulato.

Può dare un'idea ancora più immediata della nostra determinazione il fatto che organizzammo almeno due spedizioni anche  per trasportare abbondanti  viveri  (prevalentemente scatolette) che accantonammo al riparo della pioggia in una fossa scavata nel piano di calpestio della cengia, proprio dove dormivamo la notte.

Maurizio e suo fratello Mauro furono tra i più cocciuti splendidi fautori di questa impresa e quest'ultimo, giovane appassionato di paleontologia, ebbe la soddisfazione di trovare anche interessanti frammenti di ossa preistoriche.

In una di queste "scavate" che feci solo con Giuseppe Gambelli, riuscimmo finalmente a "stappare" la prima parte del camino largo circa 150 centimetri; saliti in contrasto per qualche metro constatammo che era finita solo la prima fase del lavoro, la grotta in alto era ancora ostruita e decidemmo pertanto di uscire.

Nella discesa del camino fummo travolti da una frana, io rimasi rinchiuso dentro come in una bara, Giuseppe si salvò miracolosamente. A lui e solo a lui devo la mia vita perchè con generosa abnegazione, scavando a mani nude, riusci dopo molto tempo a farmi uscire sano e salvo.

Al lettore che ha avuto la forza di volontà di giungere fino a questo punto sorgera' certamente spontanea una semplice domanda: perchè tanta enfasi data ad un avvenimento secondario oltretutto per una grotta che, ancora oggi , non ha riservato scoperte degne di nota? 
Battezzammo questa grotticella "Grotta della Speranza"; simbolicamente in lei avevamo concentrato tutti i nostri sogni, speravamo  che potesse essere quella la strada per entrare nel cuore del complesso carsico di Frasassi riuscendo dove altri avevano fallito.

Fu un atto di presunzione che non diede i frutti sperati ma la "Speranza" riuscì a compattare in maniera straordinaria il nostro gruppo e a prepararlo a vivere una fantastica avventura .

 

L'ANNO 1971, IL PIU' BELLO ED INDIMENTICABILE DELLA NOSTRA STORIA.

Riuscire a sintetizzare tutti gli accadimenti straordinari del 71' è impresa impossibile sia oggettivamente che per la mia memoria; spero, con il tempo e l'aiuto degli amici, di potere ricostruire le vicende da noi vissute in una maniera più compiuta.

Fantastico, fantastico per tutti  gli amanti della speleologia, della natura , per tutti i miei amici del gruppo e per me.

Mi sia concessa anche la presunzione di poter dire che fu anche  l'inizio del riscatto economico di un Comune bello ma povero come quello di Genga, di un determinante rilancio del turismo marchigiano, dell'acquisizione al patrimonio naturalistico italiano di una meraviglia che tutto il mondo ci invidia.

Ma veniamo ai fatti.

Il "1° Corso di introduzione alla speleologia".

Dopo l'entrata nel C. A. I  un numeroso gruppo di  altri giovani chiese di venire  in grotta con noi. Visto che non era più gestibile un addestramento "on the job" mi proposi, in primavera, come organizzatore ed istruttore di un "Corso di introduzione alla speleologia", svoltosi dal 23 maggio con l'assistenza dei miei compagni più qualificati: Giuseppe per la geologia, Maurizio per la topografia, Fabio per la fotografia.

A questo Corso parteciparono giovani che dimostrarono eccezionali qualità, Claudio Santolini, Tino Cioffi, Roberto Ragaglia, Mario Pia, Stefano Fiori, Giorgio Lacopo, Mauro Bolognini, Francesco Raccuglia, Vittorio Bizzarri , Alberto Copparoni, Rolando Silvestri e Fabio Bentivoglio.

La "1° Rassegna Speleologica ed Alpina". [1 - 2 - 3]

Nell'intento di fare conoscere sempre di più le nostre attività e con il non celato fine di ottenere, anche con questa manifestazione, qualche agognato finanziamento, organizzammo, dal 26 aprile al 30 aprile, la "1° Rassegna Speleologica ed Alpina".

Con i pochi mezzi a disposizione e con l'aiuto di altri Gruppi Speleologici , in particolare quello di Macerata, allestimmo una mostra di fossili nei locali del  Liceo Scientifico di via Vecchini..Si tennero delle conferenze con una buona affluenza di pubblico e fu indetto anche un concorso fotografico sul tema della speleologia.

 

Il riscatto dell'onta.

Tassare, Tassare, sempre Tassare.

Vivevamo con la sola idea di ritornare a vincere alle "Tassare" e con la voglia di cercare il mitico prolungamento alla base del pozzo da 60.

Dal 15 al 18 luglio del 71' organizzammo perciò  un grande spedizione con la determinazione di riscattare la precedente esperienza fallimentare.

Insieme con Pazzaglia, Rotini, Gambelli, Cieri, Sturba, partimmo io e quasi tutti i partecipanti al "1° Corso di Introduzione alla Speleologia" che stavo per concludere come capo istruttore e cioè Claudio Santolini, Tino Cioffi,   Roberto Ragaglia, Mario Pia, Stefano Fiori, Mauro Bolognini, Francesco Raccuglia, Vittorio Bizzarri , Alberto Copparoni e Fabio Bentivoglio.
Questa volta tutto andò per il verso giusto, i giovani allievi si comportarono in modo eccellente, l'organizzazione risultò perfetta e riuscimmo a  fare scendere tre componenti sotto l'ultimo pozzo da 60 metri con il rammarico di non avere trovato però anche noi il proseguimento da tutti cercato.

Da evidenziare fu il singolare ritrovamento a -300 di una colonia di funghi con un "cappello"  di circa 15 centimetri di diametro. Il risultato lusinghiero di questa prova sotto Monte Nerone fu di grande stimolo per tutti.

Scrigno

 

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