
FRASASSI
G. S. M.
"a
divenir del mondo esperto"
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STORIA DEL GRUPPO SPELEOLOGICO MARCHIGIANO DI ANCONA di Giancarlo Cappanera |
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Alcuni cenni sull'attività sociale fino alla fine degli anni 60'
1950
Nuovo presidente del G. S. M il Prof. Villa.
Numero dei soci: 67.
Viene scoperta la Grotta del Buco Cattivo su segnalazione di
persone del luogo; nei mesi invernali infatti, un vapore
biancastro che la fantasia popolare definiva
"infernale", si alzava da un punto della montagna che i
nostri speleologi intuirono essere provocato da una corrente
d'aria che si condensava all'uscita da una grotta. Fu esplorato
il sistema cavernicolo di "Ripe di Civitella"; in
quella occasione si scoprì lo scheletro di un ottuagenario morto
suicida.
Furono visitate le grotte della Gola di S. Eustachio, in
provincia di Macerata, la risorgenza di Gagliole e continuarono
le ricerche di nuovi sviluppi nella Grotta del Mezzogiorno.
15 ottobre partecipazione al "Congresso Speleologico Nazionale" di Bari.
04-05 novembre fu scoperta a mezza costa del Monte Nerone la "Grotta degli Arditi" più nota come "Grotta delle Tassare", una cavità fonte di grandi future soddisfazioni speleologiche.
| Il 1951 ed il grande risultato della "Grotta
delle Tassare" Soci iscritti: n. 81. Il 28 giugno fu aperto a S. Vittore di Genga il "Centro Marchigiano di Studi Speleologici" diretto dai Professori Saccardi, Moretti e Villa ed installata, nella Grotta del Fiume, una stazione di biospeleologia. Il giorno 11 marzo in occasione della commemorazione di Mario Quintabà, uno dei più bravi ed attivi soci della prima ora, fu avanzata la proposta per l'apertura di un museo geo-speleologico. Aprile 1951, con la seconda esplorazione il G. S. M raggiunse l'orlo del pozzo da 60 metri nella "Grotta delle Tassare". In tale occasione fu trovato un intero scheletro di "Ursus Spelaeus" oggi conservato al Museo di Paleontologia di Verona e quello di una "iena spelea". |
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La terza e decisiva esplorazione delle "Tassare" effettuata il 4 agosto diede al nostro Gruppo la soddisfazione che mancava, quella di raggiungere il fondo di una grotta profonda ed inesplorata; con -575 metri fu considerata erroneamente, per un certo periodo, la cavità più profonda d'Italia. In seguito, questa misura si rivelò inesatta (la reale era attorno ai -430 metri) e venne classificata come ottava.
Il 30 ottobre 1951, Mario Marchetti partecipò al "5°
Congresso Speleologico Nazionale" di Salerno con una
relazione agli atti sul tema: "L'attività del Gruppo
Speleologico Marchigiano".
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1952 Soci iscritti: 70. Sanzio Blasi
visitò in località Massignano, la "Grotta della
Paura" scoperta da un cacciatore nel 1872 ed
esplorata per la prima volta nel 1874. Nel settembre di questo anno il G. S. M scoprì la "Grotta delle Caprelle", una cavità di notevolissimo interesse. |
1953
Nuovo presidente del G. S. M fu eletto Luigi
Zoppi che terrà la carica fino al 1958.
| Il 12 maggio del 53' lo spelologo Castignani salvò
la vita a Bolletta di Jesi togliendolo da una
difficilissima situazione di grotta; questo atto di
coraggio e di fraterna solidarietà fu reso noto in tutta
la nazione con un articolo apparso nell'allora
famosissimo settimanale "La Domenica del
Corriere". Paolo Beer si distinse in una serie di sette escursioni alla ricerca di sviluppi nella "Grotta dell'Infinito" ed in queste campagna, il 17 agosto 1953, fu fatta la prima immersione speleosub. |
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1954
Vice Presidente Mario Marchetti.
Il 21 gennaio del 1954 il G. S. M partecipò alla "Mostra
internazionale di fotografia speleologica" di Washington e
divenne Socio affiliato della "Nuova Società Speleologica
Americana". Mario Marchetti visitò la "Mammuth
cave".
Il Gruppo, nello stesso anno, è presente con una delegazione al "Congresso Internazionale di Speleologia" di Parigi. L'attività scientifica ebbe un nuovo impulso con un accordo di collaborazione geo-speleologica intercorso con la "Società Adriatica di Scienze Naturali" di Trieste.
Fu riaperta e visitata la "Grotta del Monastero",
una cavità sita in prossimità di una chiesetta romanica del
1200 dove sembra che si rifugiassero, nel tempo, persone per
sfuggire a varie persecuzioni.
1955
Nello stesso anno,al secondo tentativo, dopo avere superato il laghetto "traditore" della Grotta del Fiume, attraverso l'entrata scoperta da "Beppe" Fiorini (battezzata da allora "Entrata Fiorini") il G.S.M scoprì tre cuniculi tra i quali uno con una prosecuzione di circa 200 metri che portava verso la grotta del Buco Cattivo
Qui sopra, da destra: Giovanbattista Legori e Dario Berti |
Sotto, da destra a sinistra e dall'alto in basso, la famosa squadra di punta del G.S.M che trovò il proseguimento oltre il laghetto della Grotta del Fiume: "Papo", Giacomo Bugatti, Giovanbattista Legori, Dario Berti, Giuseppe Fiorini, e "Vito" |
Un'altra importante scoperta, sempre nella zona di Monte Nerone, fatta nel giugno 1955 nei pressi di Serravalle di Corda, fu la "Buca Grande", una voragine di circa 40 metri sul cui fondo fu trovato uno strato di ghiaccio perenne di antica formazione.
Per migliorare le tecniche di scalata, a scopo di addestramento, fu attrezzata una parete in uno sperone di roccia della Gola della Rossa; curiosamente il destino volle che, proprio in quel punto esatto poco dopo sarebbe sbucata una delle gallerie dell'attuale strada a scorrimento veloce
1956-1958
Come risulta dalla Rassegna Speleologica Italiana (Atti
mem.III:140-141), il G.S.M. presentò al "7° Congresso
Nazionale di Speleologia" di Como, nel 1956, una relazione
sulle "Caverne naturali elencate nel catasto del
G.S.M.".
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Gli speleologi del G.S.M. allargando il campo
geografico della loro attività, dopo una prima visita
effettuata già nel 57', decisero l'anno successivo di
tentare di "sfondare" nella famosa "Grotta
di Stiffe" che si trova nell'Abruzzo
aquilano. Con tre ravvicinate spedizioni, Leonardo
Rotini, Dario Berti ed altri, superato un sifone
naturale che impediva il proseguimento oltre la
"Sala dei Romani", scoprirono nuovi enormi
sviluppi inoltrandosi nel cuore dell'ipogeo. Questo
risultato, da annoverarsi tra i più significativi dal
punto di vista esplorativo, fu ottenuto superando
grandissime difficoltà tecniche, l'ultima risalita non
fu una passeggiata e qualche polemica sorse con i
colleghi romani che , dopo di noi, terminarono le
esplorazioni superando cascate e passaggi molto
impegnativi. |
1959-1967
Il 18 giugno 1960 soci del G.S.M. esplorarono
compiutamente, probabilmente per primi, le antiche grotte
artificiali di Atri.
Nel 1962 un giovane di nome Pietro Pazzaglia chiese di fare parte del G. S. M e forse nessuno immaginava che, con l'aiuto di Leonardo Rotini, sarebbe stato proprio lui a rilanciare gloriosamente le sorti nel nostro Gruppo Speleologico.
Impegni di lavoro e di famiglia, con gli anni, per un processo ciclico statisticamente riscontrato in tutti i gruppi speleologici, causarono un rallentamento generazionale delle attività ma nuove leve, piano piano, iniziarono a dare corpo alla loro passione.
| Circa alla metà del decennio si iscrisse Piero Mirabella,
storicamente uno dei più grandi speleologi del
G.S.M., tanto bravo quanto sfortunato. Fu lui infatti che
intuì presumibilmente per primo quale poteva essere il
passaggio per entrare nel cuore di una delle grotte più
profonde del mondo, la "Grotta del Monte
Cucco", e che, anzitempo, cercò convinto della sua
esistenza il collegamento sopra il "Pozzo dei
Cristalli" nella Grotta del Fiume. Un' ulteriore prova che il processo di ricambio generazionale continuava positivamente fu quella dell'entrata nel gruppo di Giuseppe Gambelli, uno studente iscritto alla facoltà di Geologia che dimostrò subito di racchiudere in se, straordinariamente, il massimo che si possa richiedere a chi fa speleologia: entusiasmo, spirito di gruppo, coraggio, generosità, tecnica e competenza geologica. |
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Nel giro di poco tempo, lo sparuto gruppo di speleologi rimasto in attività dopo il 1963, aumentò sensibilmente nel numero e nella qualità anche con l'iscrizione di altri giovani che dopo poco dimostrarono di essere anche loro degli splendidi elementi: Gianni Cieri, Maurizio Bolognini, Walter Zambianchi, Enzo Tarulli e qualche altro che, pari meritevole di lode, oggi è penalizzato dalla memoria di chi scrive.
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Mai come allora la presenza del Presidente Pietro
Pazzaglia fu determinante per il rilancio delle
attività, maestro ed esempio in ogni senso, fu un punto
di riferimento che non abbandonò mai i giovani
entusiasti che si stavano di nuovo riunendo attorno a
lui. Dal 1966 questi nuovi "bocia"
accompagnati dai "veci", ritornarono
sistematicamente a visitare tutte le cavità che
avevano segnato la storia del gruppo e dopo avere
superato la prova della traversata della "Grotta del
Mezzogiorno" (allora considerata tradizionalmente
l'esame per eccellenza) si cimentarono in discese più
ardite alle"Tassare " e al " Monte Cucco
". |
1968 - 1970
[Nota dell'autore: avendo avuto la fortuna ed il
privilegio di viverli , a questo punto sono costretto a
continuare il racconto storico degli avvenimenti seguenti in
prima persona]
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Fin da ragazzo sono stato attratto dalle storia di
grotte misteriose e dai suoi tesori (naturali e non) ivi
celati. Proprio alla fine degli anni sessata, dopo alcune fantozziane escursioni fatte "spingendo" in grotta i miei amici più cari, cercavo disperatamente di conoscere qualcuno che mi insegnasse a scendere sotto terra in maniera più sicura e professionale. Spero un giorno di ricordare come e chi , nel 1968, mi disse che ad una certa ora potevo contattare degli speleologi "veri " che si riunivano in un buio scantinato. Andai a conoscerli riuscendo a "trascinarmi" dietro solo Fabio Sturba, diventato mio amico della vita già solo cinque minuti dopo la sua nascita. Conobbi così la nobile figura di Pietro Pazzaglia, la prestigiosa presenza di Leonardo Rotini, l'entusiasmo di Piero Mirabella, Giuseppe Gambelli, Gianni Cieri, Maurizio Bolognini, Enzo Tarulli e Walter Zambianchi. |
Fu così che unendo il loro prezioso insegnamento con il nostro personale entusiasmo, io e Fabio Sturba, divenimmo speleologi ed entrammo a far parte del Gruppo Speleologico Marchigiano.
Con una quindicina di elementi entusiasti, l'attività speleologica si fece intensa e la voglia di scoprire "qualcosa" divenne frenesia. Lo spirito di gruppo era tale che ci portò a focalizzare un elemento di sviluppo indispensabile: dovevamo inserirci nel contesto cittadino in una forma e con una presenza più idonea per fare proseliti onde aumentare i componenti dato che solo con un gruppo numeroso si potevano affrontare le grandi spedizioni che sognavamo di fare.
| Pazzaglia e Rotini individuarono la soluzione del problema nella fusione (precedentemente sperimentata positivamente da altri gruppi di speleologi) con il Club Alpino Italiano . Ottenuta la generosa disponibilità dell'allora Presidente del C. A. I, il benemerito Dott. Orlando Orlandi, confluimmo nel 1970 nella Sezione di Ancona con sede in via Veneto n. 10 che, raffrontata alla nostra, allora ci sembrò una vera reggia. | ![]() |
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Nello stesso anno il G. S. M come gruppo entrò a fare parte della prestigiosa Società Speleologica Italiana e molti di noi (me compreso) ne divennero soci anche a livello personale. |
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