FRASASSI G. S. M.
"a divenir del mondo esperto"

 

STORIA DEL GRUPPO

SPELEOLOGICO MARCHIGIANO

DI ANCONA

di Giancarlo Cappanera

PARTE 1 - 2 - 3 - 4 - 5

 

Prefazione:

Non è facile scrivere e documentare, dopo oltre 50 anni, la storia del Gruppo Speleologico Marchigiano (del quale ho iniziato a fare parte solo dal 1968), ma il senso di riconoscenza per i valori e per le emozioni che ho ricevuto come iscritto mi inducono, in mancanza di altri, a non fare disperdere la memoria di una grande passione che nel tempo si è  rigenerata continuamente in quei giovani marchigiani (non solo di Ancona) che hanno partecipato attivamente alla vita sociale.

Dedico questo modestissimo ricordo agli speleologi marchigiani, di ogni luogo e città, che da domani inizieranno per la prima volta a calarsi nel mondo ipogeo, con la speranza che l'esempio di chi li ha preceduti possa essere loro da guida.

Molte delle notizie storiche che riporto le ho ottenute di prima mano, nel tempo, intervistando direttamente  alcuni protagonisti principali, in particolare Carlo Pegorari, ma anche Mario  Marchetti e Pietro Pazzaglia. Naturalmente le fonti, la loro memoria e la mia potrebbero risultare imprecise; pertanto, sarò grato a coloro che mi aiuteranno a ricostruire più esattamente le molte parti mancanti.

Questo limite causerà inevitabilmente, già in partenza, errori o omissioni relativi ad avvenimenti e protagonisti, che mi auguro di sanare nel tempo con l'aiuto degli interessati  più informati. Da sempre, il compito di ogni storico è quello di non limitarsi a raccontare i fatti ma anche di interpretarli e commentarli; io cercherò di farlo anche se con  i limiti dell'oggettività personale avendoli vissuti, in parte, direttamente.

Mi scuso in partenza con tutti.

 

Cenni storici sulla Speleologia nelle Marche prima del 900'

Come noto, la vera speleologia moderna nacque nell'Ottocento con il diffondersi della cultura geologica in seguito alle nuove necessità di conoscenza di un territorio che iniziava ad essere trasformato dalle attività umane.

Nel 1809 Procaccini Ricci pubblicò "Memorie sulla grotta di Frassassi nei contorni di Fabriano" anche detta "Grotta della Madonna". Negli atti della Reale Accademia dei Lincei, nel 1880 apparse, per la stessa cavità, un interessante studio dei Professori Scarabelli, Gommi e Flamini "Sugli scavi della caverna di Frasassi"corredato da rilievi geologici e dalle analisi  effettuate sui  reperti  paleontologici ivi rinvenuti.

Il primo riscontro ufficiale di questo nuovo interesse si ebbe però nelle Marche nel 1883 quando al Teatro "Gentile da Fabriano" della città omonima si tenne il "3° Raduno Geologico e Speleologico Nazionale" al quale parteciparono i più importanti esperti di allora: Quintino Sella ed i professori  Pignorini, Canavari, Scarabelli e Cappellini. Animatore e promotore della manifestazione fu Mons. Aurelio Zonghi di Fabriano.

Tra le due guerre mondiali, dopo la nascita, nel 1932, della sezione C.A.I. di Ancona, si formò il "Gruppo Speleologico Anconitano C.A.I.", da annoverarsi come il primo tentativo di attività speleologica organizzata nella regione. Risulta dagli atti ufficiali che, nel 1933, il Cav. Duilio Paoloni, del sodalizio anconetano, presentò una relazione al 1° Congresso Speleologico Nazionale di Trieste. Probabilmente, l'avvento della guerra impedì il consolidamento della struttura organizzativa e l'espansione delle attività, tanto che, terminato il conflitto mondiale, non risulta che la sede C.A.I. di Ancona riprese una qualche sorta di attività speleologica.

 

Il 1948, anno di fondazione del Gruppo Speleologico Marchigiano

Solo nel Gennaio del 1948 per iniziativa del geologo Prof. Villa e  dello zoologo Prof. Moretti dell'Università di Camerino e di Carlo Pegorari e Mario Marchetti si costituì ad Ancona il Gruppo Speleologico Marchigiano. Il recapito del G. S. M fu fissato presso l'Ente Provinciale del Turismo in via Vecchini e ciò ci fa capire quanto si diedero da fare i promotori  per coinvolgere nell'iniziativa,   in un periodo difficilissimo,   le autorità amministrative di allora. Scopo di tutti era quello di fondare un'associazione che riunisse sotto l'egida dell'interesse e della passione per le grotte tutti gli amanti marchigiani del carsismo e della speleologia onde conoscere e valorizzare tante parti del territorio ancora  poco note.

I soci fondatori furono 13:

Dott. Mario Marchetti Dott. Carlo Pegorari Prof. Giampaolo Moretti
Prof. Giovanni Villa Ing. Paolo Beer Prof. ssa Maria Griffa
Prof. Aldo Gusso Ing. Carlo Catena Sig. Aitelli Aldo
Prof. Papadontonakis Sellio Avv. Arnaldo Ciani Gino Nardi (giornalista)
Ulisse Carlo, Direttore dell'Ente Provinciale del Turismo di Ancona

Furono eletti  Presidente, Giampaolo  Moretti e Segretario  Carlo  Pegorari.

Tale era l'entusiasmo e la convinzione che da subito si decise la formazione di un Comitato Tecnico nell'ambito del quale si distribuirono i seguenti incarichi di coordinamento:

Geologia Prof. Villa
Mineralogia Ing. Catena
Zoologia Dott. Marchetti
Turismo Dott. Ulisse
Collegamento con il C. A. I Prof. Gusso della Sezione C. A. I di Ancona
Responsabile stampa Gino Nardi

Fu stabilita una quota di iscrizione annuale di lire 300.

La nascita del G. S. M fu accolta con entusiasmo da molti appassionati tanto che alla fine del 1948 già si potevano annoverare n. 43 soci residenti non solo ad Ancona ma anche a Fabriano, Jesi, Osimo, Piobbico, Urbino, Macerata, Camerino, Porto Civitanova, Genga.

Il bilancio economico del primo anno di attività fu sorprendente:
entrate Lire 21.440;
uscite Lire 14.932;
cassa Lire 6.508.

 

Le prime esplorazioni e le prime scoperte

Le attività di esplorazione iniziarono subito principalmente con la visita  alle località carsiche più conosciute, la zona di Genga e della Gola della Rossa ed il Monte Cucco.

L'entusiasmo notoriamente fa nascere speranze e sogni che sono i carburanti senza i quali, con il tempo, tutto diventa più difficile; anche i primi soci del G. S. M speravano di emulare le lontane imprese degli speleologi di Francia (dove è nata la Speleologia moderna) o di raggiungere almeno i ragguardevoli risultati ottenuti, con sensazionali  esplorazioni, dai fortunati colleghi di Trieste e Roma.

Serviva però una scoperta che catalizzasse l'interesse di tutti per dare un forte slancio alle attività.

Coraggio e fortuna, come sempre, svolsero la loro parte.

 

La scoperta della Grotta del Fiume

Fu proprio in una delle prime esplorazioni del territorio di Frasassi che il 28/6/1948 il Dott. Mario Marchetti scoprì la Grotta del Fiume.

Ecco come, all'intero della "Guida generale delle Marche" (1950, Ed. Smegar, stampato dalla tipografia Venturini, Ancona - pp73-80), nella sezione intitolata ' La zona speleologica di San Vittore di Frasassi ' parla di questa scoperta:

Fiume Sentino "La Grotta del Fiume, cavità di cui si ignorava l'esistenza pur trovandosi in una località facilmente accessibile, fu da me incidentalmente scoperta allorchè avevo attraversato su di un battello pneumatico in compagnia dell'Ing. Paolo Beer il fiume Sentino per visitare una grotticella che si apre quasi sul pelo delle acque, sulla riva sinistra del fiume, pochi metri prima che la Gola di Frasassi abbia termine. Fu appunto sulla via del ritorno che mi accadde di notare come a metà circa della rapida ed alta scarpata antistante, che dalla carrozzabile S. Vittore di Genga cala a picco sul Sentino, alcuni arbusti mossi dal vento lasciavano intravvedere due oscure aperture contigue. Subito richiamai l'attenzione di un terzo compagno, il Dott. Carlo Pegorari, che ci appoggiava dalla strada.

Questi, aiutandosi con una fune, si calò lungo la scarpata scomparendo letteralmente tra i cespugli. Poco dopo vedemmo sbucare la sua mano tra le foglie e udimmo le sue grida. "E' vero, c'è una fessura, sembra che continui, venite presto!".

Di li a poco lo raggiungemmo affannati ed emozionati ed iniziata l'esplorazione della grotta avemmo conferma dell'esistenza di una grande cavità non visitata da alcuno. In  successive  spedizioni, constatammo  che  la cavità si  estendeva  per  1050  metri  e si presentava  affascinante, oltre  per  le  sue bellezze, anche dal punto di vista scientifico. Infatti, già dalle prime visite notammo con  meraviglia  la  presenza su ampie zone delle  pareti della  cavità di singolari e rarissimi  depositi  di  sali di  ferro che per la loro  disposizione  richiamano  l' idea di una  pelle  di leopardo.

Interessante fu anche il rinvenimento di un curioso animale anfibio, lo"spelerpes fuscus" la cui pelle gli permette di mimetizzarsi perfettamente con l'ambiente".

La felice scoperta diede ancora più impulso alle attività del Gruppo tanto da favorire un ulteriore sensibile salto di qualità organizzativa e tecnica. Nel corso del 1948 il G. S. M fece 14 uscite per visitare molte grotte tra le quali:

Grotta dell'Infinito, Grotta Bella del Fiume, Grotta di Frasassi, Grotta del Vernino, Buco del Falco, Buco del Trave, Grotta del Monte Cucco, la Grotta Verde, la Grotta dell'Inferno in località S. Cristoforo. Fu scoperta oltre alla Grotta del Fiume anche la  Buca dello Spicchio.

Per discendere per la seconda volta la grotta " Buco del Diavolo" (già in parte esplorata nel 1929 dal Circolo Speleologico Romano)  furono costruite le prime scalette in corda di proprietà sociale che favorirono un'esplorazione prolungata di oltre 10 ore continuative.

La gola di Frasassi

Durante il primo anno discesero in grotta  circa 100 elementi di Ancona, Genga, Fabriano, Jesi, Porto Civitanova, Camerino, con la bella media di 6, 6 speleologi a uscita e per un totale trascorso in ambiente ipogeo di 120 ore.

Già da allora si parlò di apertura turistica della Grotta del Fiume.

Considerati i tempi e le difficoltà di spostamento, ancora oggi, questa iniziale intensità di escurzioni  ha dell'incredibile.

Alla fine del 1948 il materiale a disposizione del Gruppo, curato dal Sig. Spadavecchia, era questo:

-1 rotolo di scala da 20 metri in acciaio;
-1 rotolo di scala in corda da 40 metri;
-150 metri complessivi di corda;
-150 metri di cordini;
-1 canotto di gomma.

Nell'ottobre del 48' il Dott. Marchetti partecipò come nostro rappresentante al "1° Congresso Speleologico Nazionale" di Asiago al quale intervennero il Prof. Michele Gortani di Bologna, il Prof: Guareschi di Modena ed il Prof. Segre di Roma allora tra i massimi esperti di geologia carsica.

1949
Presidente il Prof. Moretti.
Il 1° febbraio del 1949 si pubblicò il primo numero della "Rivista Speleologica Marchigiana" bollettino del G. S. M.
Soci iscritti n. 61; furono fatti soci onorari i due padri della speleologia italiana, il Senatore Michele Gortani ed il Prof. Franco Anelli primo esploratore delle Grotte di Castellana. Il barone Franchetti di Jesi speleologo del Circolo Speleologico Romano si iscrisse al G. S. M donando 30 metri di scala flessibile in acciaio: una manna dal cielo per quei tempi! La segreteria del gruppo si trasferì in via Marsala 12 Ancona. Mario Marchetti scoprì  la cavità "Il Grottone".

Nell'agosto del 1949 Marchetti, Pegorari, Villa e Giuseppetti parteciparono, anche con delle relazioni,  al "2° Congresso Nazionale di Speleologia" di Chieti. Per tutti gli speleologi marchigiani fu un grande momento perchè il Congresso si chiuse con un'appendice nelle Marche. Gli ultimi due giorni furono dedicati alla visita delle grotte scoperte nell'area di Frasassi ed in particolare alla Grotta del Fiume.

Partecipò alle escurzioni il gotha della speleologia mondiale, tra i quali Norbet Casteret, il Prof. De Joly Presidente della Società Speleologica di Francia, il Prof. Anelli, lo scienziato e geografo Prof. Nangeroni, il Prof. Conci poi Direttore del Museo di Storia Naturale di Milano. Intervennero  rappresentanti dei gruppi speleologici di Roma, Asiago, Trento, Verona, Trieste, Pisa, Milano. Partecipò ufficialmente ai lavori l'Istituto Geografico Militare. La fama acquisita durante questa manifestazione fece entrare  il  Gruppo Speleologico Marchigiano nella ristretta cerchia dei gruppi italiani più prestigiosi.

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